AL FUNERALE DI MIA MAMMA

Avverto in questo momento di dolore un senso di misteriosa bellezza. E’ la bellezza della fede cristiana che sgorga dalla Messa che stiamo celebrando: nella Messa la morte in croce di Gesù diventa un immenso rendimento di grazie. Quale forza terrena sa trasformare un dramma di sangue in salvezza per tutti?
Ora qui sento che la morte di mia mamma diventa un grande grazie.
 
1) Innanzitutto è giusto e salutare che io dica Grazie a Dio
 
E’ Lui che concesse a me e ai miei fratelli mamma Marietta così a lungo. Nata il 7 settembre 1905, domenica prossima avrebbe compiuto 98 anni. A tre giorni dalla nascita, il 10 settembre, fu battezzata: da allora la tenerezza di Dio si è stesa su tutta la sua vita.
 
-  Visse con fede anche gli ultimi anni, distribuendo bontà a tutti. Ogni mattina seguiva la Messa per radio. Recitava il Rosario più volte al giorno: aveva corone dappertutto; l’avevo chiamata “Regina del Rosario”. Aspettava volentieri il parroco per la confessione mensile. Disseminava in casa biglietti con brevi invocazioni: Signore, mantienimi la vista … Spirito Santo, dammi un po’ di luce … Maria Santissima, proteggi le mie famiglie.
 
- Si preparò alla morte con consapevolezza: si scelse il vestito… coltivò i vasi di foglie verdi da mettere presso la bara … si faceva leggere i testi di S. Paolo sulla risurrezione.
 
- Al momento della morte spalancò gli occhi: erano spenti, ma grandi … chissà cosa vedeva … Per lei stava iniziando la visione beatifica di quel Dio che già le aveva riempito la mente e il cuore.
 
2) Il secondo grazie lo dico a lei
 
Mamma Marietta fa parte di quelle donne “che si accontentano di poco e danno tanto”
 
- Dei suoi figli diceva: “ Li porto tutti nel mio cuore”. Per me, suo figlio prete, aveva un’attenzione particolare. Si giustificava dicendo: “Gli altri hanno le spose”.
 
- Ricordo che un giorno mi disse: “Don Luigi, camperei sempre per servirti”… per servirti… non per vivere di più…  non per godere di più… ma per servire me. Rimasi a guardarla mentre si ritirava silenziosa: quella piccola vecchietta è una grande donna.
 
- Il Giovedì Santo di quest’anno, tornato a casa dalla cattedrale, dove raccontai la mia testimonianza di trapiantato, mi accostai al sua capezzale: lei con fatica stava aggiungendo ancora un po’ di vita ai suoi tanti anni. Con il grande desiderio che mi capisse le ho gridato: “Mamma, oggi è la festa dei preti. Il Vescovo mi ha abbracciato. E tu che dono mi fai?” … Il suo volto si sciolse dai lineamenti del dolore e si aprì a un sorriso più eloquente della parola … Dio stava benedicendo il mio sacerdozio e mi introduceva nella Pasqua più vera della mia vita.
 
3) Il terzo grazie lo devo a chi la amò e l’assistette con pazienza e dedizione
 
- In questo ultimo periodo la mia casa mi sembrava divenuta un calvario. Invece non era il Golgota roccioso della croce; era il giardino primaverile della Pasqua di risurrezione, era il monte degli olivi aperto all’Ascensione.
 
-  In questo tempo della tribolazione nella mia casa sbocciarono come fiori tanti gesti di bontà! Dovrei fare un lungo elenco. Lo evito. I volti e i nomi di questi “Angeli di bene” sono scolpiti nel cuore di mia mamma, mio e di Dio. Grazie a tutti voi che avete assistito lei e me: siete parte preziosa del mio essere.
 
4) E ora un accenno al suo testamento spirituale: è scritto in nessun pezzo di carta ma solo nella mia vita.
 
a- In quaresima tornando a casa dopo una mia confessione, le dissi: “Mamma, Dio mi ha perdonato. Tu mi perdoni?” Sentivo il rimorso per vari sgarbi e trascuratezze. Mi rispose: “ Certo … sei mio figlio”.
Nel mio cuore scese tanta luce e tanta pace. Mia mamma con quella frase semplice mi fece sentire quanto è grande la misericordia di Dio: Dio, perché padre, non può che perdonare tutto e sempre.
 
b- Il Giovedì santo di ritorno dalla Missa Chrismalis in Cattedrale, al termine della quale avevo fatto la testimonianza del mio trapianto di cuore, le dissi: “Mamma, oggi è la festa dei preti. Il Vescovo mi ha dato un abbraccio. Tu che cosa mi dai?”. Nella sua immobilità mi fece un bel sorriso di compiacenza.
Sento che quel sorriso continua ancora. Ora in Paradiso la sua gioia per il mio sacerdozio si è fatta più grande.
 
c- Prima che iniziasse il suo declino inarrestabile, un giorno mi accennò che sentiva vicina la sua fine. Le dissi: “Hai così fretta di lasciarmi solo?… Pensa: se te ne vai, io di chi sarò?” Lei subito mi chiarì: “Hai la chiesa … ama quella … e ti basta”. Mi sembrò di sentire Gesù in croce che affida Giovanni a Maria: “Ecco tuo figlio”, e Maria a Giovanni: “Ecco, tua Madre”
 
Il testamento spirituale più impegnativo che mia madre mi consegna, lo vedo raffigurato nel gruppo statuario di questo altare del Crocifisso che sta qui alla destra del presbiterio
 
Ora non mi resta altro che essere sempre più prete e di servire sempre meglio la Chiesa. Grazie, mamma!

Torna alle testimonianza...