ECCE HOMO

ECCE HOMO

Gli anni di seminario
sono un lungo cammino
di preghiera, di studio,
soprattutto di Grazia:
il prete, non lo si improvvisa.
 
Anche Gesù, il Cristo,
Sacerdote sommo ed eterno,
trascorse la sua vita,
privata e pubblica,
a preparare la sua liturgia.
 
Nel grembo di Maria
si fece carne.
Nella grotta di Betlemme
entrò nella storia
e si fece uno di noi.
 
A Nazareth
assaporò gioie e lacrime,
fatica e sudore.
Per ricevere il Battesimo
si mise in fila coi i peccatori.
 
Per tre anni
camminò su strade diverse,
si mescolò con la folla,
si rivelò ai dodici,
annunciò a tutti il Vangelo.
 
Il Venerdì Santo
si presentò
sulla soglia del Pretorio
di fronte a capi e città,
alla terra e al cielo.
 
Allora Pilato disse:
"Ecce Homo.
Non un nome,
non un titolo,
non una divisa:
 
era semplicemente
il Sacerdote Sommo
per tutti gli uomini,
senza alcuna bellezza
che attirasse sguardi.
 
La folla urlava:
"Sia crocifisso".
Lui taceva
percosso e schiacciato
per le nostre iniquità.
 
Stava in piedi
con le mani legate,
con il volto deciso
pronto per avanzare
verso l'altare della Croce.
 
Anche per il prete è così.
Dio lo sceglie tra uomini.
Il seminario
lo prepara e lo forma
come oro nel crogiuolo.
 
Il vescovo lo consacra
per la Chiesa.
E lui  si addossa
pesi, sofferenze
e responsabilità di altri.
 
Dalle cose che patisce
impara l'obbedienza
della croce;
l’unico suo sogno
è la salvezza dei fratelli.
 
Sta vici­no a chi soffre;
conosce l’angoscia
e le lacri­me
ma anche il miracolo
della gioia.
 
È l'immagine
dell'Agnello immolato;
fa della vita un altare
e ogni giorno si offre
in sacrificio con Cristo.
 
La gente vede,
incisi sul suo volto,
i segni della passione
di dolore e di amore
e di lui dice: "Ecce homo”.

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