TRE RICORDI PER UNA GRANDE PASSIONE

E’ bello far memoria del passato. Significa: lodare il Signore per le grazie che ci ha dato, rivedere numerosi volti amici, riascoltare cuori con i quali si sono condivisi eventi lieti e tristi, rivivere la fatica per l'edificazione del Regno di Dio. Conoscere il passato aiuta a capire il presente.
 
Di tanto in tanto rivisito con ricordi cari il servizio sacerdotale che in nome di Cristo ho cercato di svolgere per quasi undici anni a Botticino Mattina. Ora mi vengono in mente tre episodi. Sono semplici, ma per me sono emblematici.
 
Settembre 1977
 
Ero parroco da pochi giorni.
Venne riunito il Direttivo delle Acli. Era urgente pagare alcuni debiti; ma la cassa era vuota.
Con stupore vidi i consiglieri presenti prendere dal proprio portafogli quan­to più disponevano per raggiungere la quota necessaria.
Capii che stavo con gente "non di parole, ma di fatti", capace di as­sumersi responsabilità e di pagare di persona.
Anch'io presi dalla tasca quanto avevo e lo aggiunsi al loro. In quel momento iniziai veramente ad essere loro parroco: nella solidarietà, nella condivisione, nella comunione.
 
Marzo 1982
 
Ci fu la Missione Parrocchiale.
Sette Sacerdoti Passionisti visitarono le famiglie, animarono i centri di ascolto, predicarono, confessarono, celebrarono. Sono stati quindici giorni di Esercizi Spirituali.
Organizzammo la Messa anche nelle "cave di marmo".
Le cave sono uno dei simboli del paese: lassù ragazzi, giovani e uomini hanno vissuto esperienze intrise di fatica, di speranza, di umanità.
Lassù in mezzo alle rocce i cavatori prepararono un piazzale, allestirono un altare con un masso e issarono una croce di ferro.
Invitarono a salirvi i loro familiari e i loro amici. Vi si radunò molta gente: pen­sionati con il cuore carico di nostalgia, nonne con il fiato grosso, ra­gazzi e adulti. Quel pomeriggio le mine cessarono di sparare, i martelli pneumatici di battere, le ruspe di spostare rottami di roccia
Nell'iniziare la Messa, la montagna graffiata dalla forza dell'uomo, diventò come una grande chiesa: uno scenario pieno di mistero ci av­volgeva. Attorno all'altare stavano i cavatori, ritti nelle loro tute, col capo fa­sciato dai loro caschi: silenziosi, pensosi, devoti.
Eravamo come sul Calvario: Cristo stava per offrire in sacrificio gradito al Padre la storia di quanti là aveva­no consumato o stavano consumando le loro energie.
E' stata quella la prima Messa celebrata nelle cave. Siamo tornati in paese con la convinzione che ogni gesto, ogni movi­mento, ogni rumore delle cave fa parte della grande liturgia di lode che sale a Dio dall'intero universo.
 
18 giugno 1988
 
Fu l'ultimo giorno della mia permanenza a Botticino come parroco. Sostai in chiesa davanti al Tabernacolo. Affidai al Signore il seme sparso nel cuore della gente. Pensai alle vicende di tante famiglie, ai malati, ai defunti accompa­gnati al cimitero, al futuro dei giovani. Per tutti pregai.
Prima di uscire dalla chiesa baciai il pavimento: sentivo quella terra impastata con la mia vita. Giunto sul sagrato, mi venne incontro un uomo. Mi mise la sua grossa mano sulla spalla. Mi guardò negli occhi e mi disse: "Per me in questi anni il prete è diventato importante".
 
Sono tre episodi semplici, ma in me sono scolpiti con i caratteri indelebili della roccia. Al Signore dico: "Ti lodo. Perché riunisci e vivifichi le nostre comunità parrocchiali e a noi doni le tue benedizioni”.

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