GRAZIE PER QUANTO MI HA DETTO

GRAZIE PER QUANTO MI HA DETTO
 
Appena svegliato
la giornata mi si presentò carica di impegni.
In fretta trangugiai un po’ di caffè
e corsi in chiesa.
Mi attendevano alcune persone.
Riuscii a confessarle.
Celebrai la messa.
In sacrestia
lasciai che altri riordinassero i paramenti.
Passato il corridoio,
nel cortile mi infilai nella macchina già pronta.
 
In quel momento
si apri il portone e un giovane gridò:
“Mi può ascoltare? Devo parlarle”.
Mi sentii fremere
dalle punte dei capelli alle unghie dei piedi.
Uscito dalla macchina,
stetti in piedi presso la portiera.
Mi fece capire che aveva bisogno di riservatezza.
Entrammo in studio.
Si sedette, dovetti fare altrettanto.
La poltrona parve farmi prigioniero.
 
Incominciò a raccontarmi la sua storia:
era teso, confuso, scoraggiato.
Si dilungava nei particolari:
li ripeteva come se non li avesse già detti.
Avrei voluto dirgli:
“Basta... ti sei spiegato abbastanza”.
Non aprii bocca.
Parlò solo lui... a lungo.
Quando ebbe finito,, disse:
“Grazie per quanto mi ha detto”.
Più disteso in volto e libero dentro,
si alzò per andarsene.
Sulla porta ancora disse:
“Grazie per quanto mi ha detto”.
 
Rimasi sorpreso:
non avevo pronunciato parola alcuna.
 
Il cuore ha bisogno
di ascolto più che di risposte,
di essere capito più che di essere istruito.
Se ci faremo attenti a ogni sguardo, gesto e parola,
ci sentiremo meno soli e più sereni.

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