IL CUORE DI CIPOLLA

IL CUORE DI CIPOLLA
 
Ero piccolo, forse avevo otto anni.
Manifestavo un’indole ribelle.
 
Un giorno mi avvicinai a mia mamma
mentre puliva la verdura raccolta nell’orto.
Sul tavolo c’era di tutto: carote, zucchine, radicchio.
Mamma prese una cipolla.
Me la mise tra le mani, dicendomi:
“Cercami il cuore di questa cipolla”.
 
Era grossa, la tenevo a fatica.
Cercai di togliere il primo involucro:
non si staccava e si rompeva.
Passai al secondo, al terzo, al quarto.
Gli occhi si fecero gonfi e rossi;
incominciarono a bruciarmi,
Li sfregai con la mano inumidita.
Sentii le lacrime scorrere sulle guance.
Mamma mi disse:
“Forza! Non stancarti. Quel cuore di cipolla mi occorre”.
 
Gli involucri, man mano ne toglievo uno,
si facevano piccoli e fragili.
Ora vedevo tutto offuscato.
Non sopportavo più il bruciore.
Mi sentii dire ancora:
‘‘Forza che ce la fai!’’
 
Finalmente mi trovai tra le mani
un piccolo germe verde.
Chiesi:
“È  questo il cuore di cipolla?”
 
Mamma si abbassò,
con un panno mi asciugò il volto,
mi baciò e mi insegnò:
“il cuore di cipolla è proprio piccolo.
 
Se ne sta accartocciato per non farsi raggiungere.
Se qualcuno lo vuole, lo fa piangere.
Anche noi possiamo avere un cuore così:
piccolo,
racchiuso tra capricci e pretese,
capace di far piangere.
Quando non sei buono,
per raggiungere il tuo cuore
mamma piange”.
 
Rimasi un po’ tra le sue braccia.
Mi lasciai scaldare dal suo cuore:
lo sentivo grande.
Poi uscii
a respirare l’aria fresca,
a pulirmi il volto con l’acqua della fontana,
Il sole riempiva ogni cosa di luce,
ma ancor più illuminava la mia anima.

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