L’ABBANDONO

L’ABBANDONO
 
Entrai in una chiesetta di montagna.
Stava immersa nel verde della vallata
con qualche casa sparsa qua e là.
Era semplice, ma pulita e ordinata.
 
Da sopra l’altare
il Crocifisso riempiva la piccola navata.
Mi inginocchiai: il silenzio era profondo.
 
I miei sensi si immersero nella passione di Gesù.
Mi sembrava di percepire
lo spasimo della sua agonia,
il suo respiro faticoso,
la sua voce soffocata.
Contemplai
la sua preghiera,
la sua offerta totale.
 
In me riecheggiò il suo ultimo grido:
“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Detto questo chinò il capo
e spirò.
Si abbandonò nel Padre.
 
Ora vive tra le sue braccia.
L’abbandono è vera liberazione.
 
Sentii in me una forza nuova e potente.
Desiderai fare come Gesù:
deporre ogni resistenza,
accettare il mistero della vita.
 
Lo Spirito Santo animò i miei sentimenti,
mi pose sulle labbra queste parole:
“Dio mio, mi abbandono a te.
I miei limiti mi causano tristezza,
mi danno voglia di protestare.
Ma no!
Perchè ti amo, chiudo la bocca,
rimango in silenzio e accetto tutto.
Qualunque cosa dovesse accadere, va bene.
Padre,
sia fatta la tua volontà”.
 
Chiusi gli occhi.
Chinai il capo.
Mi sentii adagiato sul costato del Crocifisso.
In me ci fu profonda pace.
Stavo con Gesù
nell’abbandono profondo.

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