BRICIOLE DI BONTÀ

Volume 1

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Buona lettura!

IL GREMBIULE DI MIA MADRE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

 IL GREMBIULE DI MIA MADRE 

Quel giorno venne in Canonica il Vescovo.

Lo accolse mia madre:

Lo salutò,

Gli baciò l’anello,

Lo fece accomodare in studio,

Si prodigò per metterLo a suo agio.

Poco dopo mi trovai solo con lei.

Mi permisi di dirle:

“Mamma, non puoi vestirti meglio?”,

Un po’ mortificata stette in silenzio,

poi mi spiegò:

“Se il Vescovo ha badato al mio grembiule,

sa che tua mamma è una donna di casa”.

In Chiesa durante la Messa

guardavo il Vescovo avvolto nei paramenti:

erano i più belli della sacrestia.

Lo rendevano solenne,

facevano sentire grande il pastore della Diocesi.

L’abito è simbolo della persona:

il saio lo è del frate,

la talare del prete,

la tuta dell’operaio,

il camice bianco del medico.

Gesù indossava una tunica senza cuciture,

Isaia portava il mantello,

Giovanni Battista vestiva peli di cammello.

Mia madre ha sempre il grembiule.

Lo mette al mattino e lo toglie la sera.

Quando è seduta a cucire, diventa il cestello da lavoro.

Quando torna dall’orto, è gonfio di verdure.

Ai fornelli lo usa per non scottarsi.

Al lavello diventa il suo asciugamani.

Nella tasca mette di tutto:

biglietti, bottoni, fermagli,

caramelle, corona del rosario, fazzoletto.

Quando esce per la spesa ,

ne indossa uno più ordinato

e lo porta come se fosse la sua divisa.

Un giorno le chiesi:

“Mamma, perché hai sempre il grembiule?”.

Mi rispose:

“Gesù, quando lavò i piedi ai discepoli,

attorno ai fianchi si cinse un panno”.

Compresi che il grembiule di mia madre

è segno della vita,

che lei va spendendo a servizio di quanti ama.

I BIGLIETTI DI MIA MADRE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

I BIGLIETTI DI MIA MADRE

Vorrei che tutti trovassero

nel momento della prova o della consolazione

nel cassetto o sotto il cuscino

presso il piatto o dentro la porta di casa

una parola scritta simile a quella

postami da mia madre

nel taschino della giacca.

Ero partito

per una settimana di spiritualità.

Mentre parlavo con amici,

infilai la mano del taschino.

Sorpresi un biglietto.

C’era scritto:

“Stammi bene. Ti sono vicina. Ciao! Tua mamma”.

Compiaciuto lo rilessi ad alta voce.

I presenti ascoltarono ammirati.

Mia madre

con me parla a lungo e volentieri,

eppure trovo ovunque biglietti suoi.

Talvolta la sorprendo a leggere

lettere, biglietti e cartoline,

che il papà le scriveva

più di sessant’anni fa:

li conserva in una scatola.

Leggendoli, rivive quel tempo

di amore, di gioia, di progetti.

Mia madre, quando scrive, mi chiede

scusa per eventuali errori:

ha fatto solo la terza elementare.

Le sue parole sono semplici,

ma trapassano l’anima.

I suoi biglietti

per me sono gioielli di saggezza.

Quando è il cuore a parlare,

non c’è università, che lo possa uguagliare.

Se mia madre non mi scrivesse,

mi sentirei più solo, più povero, meno amato.

Le buone parole scritte

si possono leggere quando e quanto si vuole,

fanno ricordare chi e perché le ha scritte,

sono come gli accendini:

accendono i sentimenti del cuore.

DUE BRACCIA BUONE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

DUE BRACCIA BUONE

Ricordo volentieri mio padre.

Sembrava burbero, ma era d’animo sensibile.

A sette anni, giocando, mi fratturai una gamba.

Lui cercò di portarmi in ospedale con il carretto.

Al fiume Chiese il ponte era bombardato:

segno crudele della guerra.

Senza perdere tempo

mi caricò in braccio, scese in acqua e proseguì.

Piangevo.

Sentii le mie lacrime mescolarsi

con le sue più grosse e più calde.

Un giorno lo sorpresi brontolare con mamma.

Le diceva:

“Tu vizi i figli. Vengono sempre da te.

Non sanno di avere anche un padre?”

Forse era geloso per eccesso di amore.

Certamente aveva ragione:

la mamma era sempre in casa,

noi ricorrevano a lei.

Ordinato sacerdote, andai curato in oratorio.

Lui mi seguì e anche mamma.

“Grazie, Signore,

per questa loro presenza accanto a me”

Papà andava a lavorare.

Una sera mi chiese;

“Si può sapere cosa prendi a fare il prete?

Se non ci fosse tuo padre

qui non tireremmo avanti”.

Si era accorto che

suo figlio aveva mani e tasche buche

per i ragazzi e l’oratorio.

A 60 anni andò in pensione.

Quasi subito si ammalò gravemente.

Mi resi conto che era la fine.

Piansi:

era il primo vuoto che si formava nella mia vita.

Qualche giorno prima che morisse,

mentre gli accarezzavo il volto,

con una specie di sorriso mi disse:

“Ho fatto testamento”.

Sapevo che non possedeva nulla.

Gli chiesi: “Che cosa lasci a me?”

Rispose:

“A tè e ai tò fradèi lasé

du bràs bù e la òiò dè döperai:

a te e ai tuoi fratelli lascio

due braccia buone e la voglia di adoperarle”.

Queste sono state le ultime parole di mio Padre.

ALL’ANGELO CUSTODE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

ALL’ANGELO CUSTODE

Uscendo da casa,

sempre guardo

il quadro alla parete.

È l’Angelo Custode:

illumina, guida, protegge

il fanciullo indifeso.

Lodo il Signore,

che ci affida sempre

a mani sicure.

Capita d’avere nella vita

anche un angelo

in carne e ossa.

È avvenuto a me:

mi fu padre spirituale,

rettore al seminario.

Uomo come me,

prete come me,

lo sento accanto a me.

Ancora ragazzo

proseguii gli studi

in seminario.

Un giorno

andai da lui

per confessarmi.

Mi ascoltò,

notò uno strappo

alla tasca della giacca.

Mi disse:

“Rompere l’amicizia con Gesù

è certamente peggio”.

Capitò di rompere

Pantaloni, magliette, scarpe:

mi dispiaceva.

Pensavo:

meno male che non ho rotto

con il Signore!

Venne l’anno

propedeutico alla teologia:

dovevo decidere.

Il sacerdozio è ideale grande,

ma il mondo affascina.

Mi consultai con lui.

La sua risposta è scolpita

a caratteri irreversibili

nella mia vita.

“Gesù ti invita:

getta le reti,

sarai pescatore di uomini.

Buttale al largo

nell’amore per la chiesa:

la tua pesca sarà copiosa”.

Provai, perseverai.

Ora sono sacerdote

da trent’anni.

Appena Ordinato

mi affidarono l’oratorio

di Verolanuova.

Nell’uscire dal seminario

lui mi si avvicinò;

agli auguri aggiunse:

“Ricordati:

se si cade,

più si è in alto più ci si ferisce”.

Fu un monito.

Vennero le difficoltà,

ma il ministero non era da ferire.

Andai parroco

A Botticino Mattina.

Temevo di non farcela.

Anche qui

non mancò il consiglio

dell’angelo custode:

L’acqua penetra silenziosa,

piano piano,

in ogni fessura di roccia.

Scava e sgretola

ogni resistenza.

Così fa anche tu”.

Quella esperienza

conserva in me il sapore

di una grande passione.

Passai a Borgosatollo.

Fu lui a consegnarmi

le chiavi e la comunità.

Nell’omelia dissi:

“Cercherò di fare il parroco

con cuore”.

Lui in sacrestia mi raccomandò:

“Il cuore c’è, lo si sente;

non strapazzarlo”.

La malattia mi colpì

proprio il cuore:

le forze non ce la facevano.

Non volevo arrendermi.

Temevo di tradire la mia missione.

L’angelo custode ancora mi suggerì:

“Il Signore ha accettato le tue offerte.

Ora dagli anche la parrocchia.

Nella Sua Volontà c’è la nostra pace”.

Nel suo ottantesimo anno

A Monsignor Angelo dico:

“Grazie di tutto cuore”.

LA VIGNA AMATA

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

LA VIGNA AMATA

Nella mia ex parrocchia

ci sono tanti vigneti

adagiati sui pendii delle colline.

La gente li lavora

con tanta passione.

La coltivazione delle viti sembra

un liturgia sacra.

Era appena iniziata la primavera

faceva ancora freddo.

Cercavo un papà.

La moglie mi disse:

“È sul ronco. Sta potando.

Prenda quel sentiero.

Lo raggiungerà alla svelta”.

Così ho fatto.

Mi sono trovato davanti a un uomo,

che pensavo solo e sperduto in mezzo alla natura.

Invece ho avuto l’impressione che

fosse in gradita compagnia.

Le viti gli erano amiche.

Il vento era come la loro voce.

Messaggi di speranza giungevano al suo cuore.

Mi misi a parlare con lui

e intanto mi guardavo attorno.

I filari erano ben allineati, puliti dalle erbacce

I tralci potati e legati ad arte.

Regnava un ordine perfetto.

Dissi:

“Bella la tua vigna.

Vedo che ti sta a cuore,

che la tieni bene”.

Mi rispose:

“Per me la vigna è come

la parrocchia per lei che è prete”

Pensai al linguaggio della Bibbia.

Aggiunsi:

“Hai detto bene.

Così sono gli uomini per Dio.

La vigna del Signore è il suo popolo”.

LA VITE E I TRALCI

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

LA VITE E I TRALCI

Sono i giorni della vendemmia.

Qua e là

sui pendii delle colline o nel fondo della valle,

si sente cantare:

è la gioia per la raccolta dei frutti.

Carri, trascinati da piccoli trattori,

sfrecciano via veloci:

trasportano ceste stracolme.

Per il paese si spande

il profumo del mosto.

Entro in un vigneto

e mi intrattengo con chi vendemmia:

donne, uomini, ragazzi.

Sono tutti svelti:

lavorano con soddisfazione,

parlano, canticchiano, fanno battute piacevoli.

Il cavo delle loro mani a stento riesce

a trattenere i grappoli recisi;

gli acini scendono giù tra le dita.

Tutta quell’uva è una benedizione del cielo.

Mi vene spontaneo affermare:

“Sono stati davvero bravi questi tralci;

hanno prodotto molto”

Una donna mi risponde:

“È la vite che è forte.

Guardi che tronco.

Pensi alle radici.

È per questo che

i tralci hanno fatto uva in abbondanza”.

Vado in chiesa per la Messa.

In mente ho ben chiara

la parabola di Gesù:

“Io sono la vite, voi i tralci”.

 

“Chi rimane in me e io in lui

Produce molti frutti”.

 

All’omelia dico ai fedeli presenti:

“Senza Gesù noi non possiamo fare nulla.

Per fare opere di bene,

dobbiamo stare uniti a lui

come il tralcio alla vite”.

I VOLTI

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

I VOLTI

Mi sono lasciato incuriosire dai volti

che apparivano sullo schermo televisivo.

Erano

volti marcati di uomini apparentemente riusciti,

volti accattivanti di donne piacevoli,

volti spensierati di giovani con vita facile.

Mi divertivano, ma non mi coinvolgevano.

Erano diversi dal volto

di mia madre e di tante altre mamme

dei miei fratelli e di altri papà  lavoratori

dei giovani che incontro numerosi nei gruppi

Erano troppo freschi e spensierati

per essere veri e convincenti.

Il volto è lo specchio dell’anima

è il cuore dell’uomo che si  fa parola.

Capita di incontrare fratelli e sorelle

sereni, cordiali , disponibili,

dal volto luminoso nonostante i pesi della vita:

ricaricano l’anima

e il loro fascino resta dolce e indelebile.

Altre volte si incrociano volti sfigurati

per il dolore, la miseria, la tristezza:

suscitano compassione

e il desiderio di dare un aiuto.

Invece quando su un volto

appare l’ombra dell’indifferenza,

si ha paura perchè il cuore è senza amore.

Peggio ancora:

se vi si legge la triste immagine dell’odio,

si fugge in fretta per non ricevere del male.

La gente

cerca volti di pace, di speranza, di amore,

di persone care,

che donano il calore dei sentimenti.

Restituiamo al cuore

tutta intera la sua bontà:

I nostri volti si trasfigureranno.

Chi ci incontrerà, dirà:

“Con voi è bello. Facciamo le tende insieme”.

LE MANI

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

LE MANI

Le mani

nel nascere mi hanno afferrato, lavato, pulito;

nei primi passi mi hanno sorretto e guidato.

Le  mani di mia madre

mi hanno circondato di tenerezza e di premura,

hanno fatto tutto per il mio bene.

Le mani di mio padre

erano forti e callose;

hanno lavorato, procurato il pane quotidiano.

Mani amiche

mi hanno accarezzato, consolato, aiutato;

mi hanno fasciato e medicato le ferite.

Con le mani

ho giocato, scritto, lavorato, pregato,

mi sono aperto il sentiero tra le difficoltà,

ho costruito il cammino della vita,

ho salutato, applaudito, soccorso.

Con le mani

ho offeso, minacciato, distrutto,

ho peccato.

Con le mani consacrate

ho battezzato, confessato, benedetto,

ho distribuito l’Eucaristia e portato il viatico.

Con le mie mani

ho fatto il bene e il male.

Quante mani

ho visto, incontrato, afferrato!

Ci sono mani,

che sanno

allontanare e dividere,

tradire e distruggere,

colpire e uccidere.

Ci sono tante altre mani

capaci di

abbracciare e donare,

lavorare e comunicare

guarire e perdonare,

lottare e soffrire.

Sono mani

di papà e mamme, che si sacrificano per la famiglia;

di giovani, che lottano per un mondo migliore;

di fanciulli, che comunicano la loro innocenza;

di nonni, che rendono feconda la loro età;

di sacerdoti, che si donano alla gente;

di persone, che spendono l’amore a piene mani.

Sono queste le mani

di cui ha bisogno l’umanità.

IL CUORE DI CIPOLLA

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

IL CUORE DI CIPOLLA

Ero piccolo, forse avevo otto anni.

Manifestavo un’indole ribelle.

Un giorno mi avvicinai a mia mamma

mentre puliva la verdura raccolta nell’orto.

Sul tavolo c’era di tutto: carote, zucchine, radicchio.

Mamma prese una cipolla.

Me la mise tra le mani, dicendomi:

“Cercami il cuore di questa cipolla”.

Era grossa, la tenevo a fatica.

Cercai di togliere il primo involucro:

non si staccava e si rompeva.

Passai al secondo, al terzo, al quarto.

Gli occhi si fecero gonfi e rossi;

incominciarono a bruciarmi,

Li sfregai con la mano inumidita.

Sentii le lacrime scorrere sulle guance.

Mamma mi disse:

“Forza! Non stancarti. Quel cuore di cipolla mi occorre”.

Gli involucri, man mano ne toglievo uno,

si facevano piccoli e fragili.

Ora vedevo tutto offuscato.

Non sopportavo più il bruciore.

Mi sentii dire ancora:

‘‘Forza che ce la fai!’’

Finalmente mi trovai tra le mani

un piccolo germe verde.

Chiesi:

“È  questo il cuore di cipolla?”

Mamma si abbassò,

con un panno mi asciugò il volto,

mi baciò e mi insegnò:

“il cuore di cipolla è proprio piccolo.

Se ne sta accartocciato per non farsi raggiungere.

Se qualcuno lo vuole, lo fa piangere.

Anche noi possiamo avere un cuore così:

piccolo,

racchiuso tra capricci e pretese,

capace di far piangere.

Quando non sei buono,

per raggiungere il tuo cuore

mamma piange”.

Rimasi un po’ tra le sue braccia.

Mi lasciai scaldare dal suo cuore:

lo sentivo grande.

Poi uscii

a respirare l’aria fresca,

a pulirmi il volto con l’acqua della fontana,

Il sole riempiva ogni cosa di luce,

ma ancor più illuminava la mia anima.

L’UOMO DEL MANTELLO

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

L’UOMO DEL MANTELLO

Osservavo un uomo.

Passeggiava

avvolto in un ampio mantello.

il vento soffiava forte.

Gli alberi dovevano piegarsi

in ripetuti inchini.

Foglie e carte svolazzavano

qua e là

in una grande confusione.

Anche il mantello

si sentiva risucchiato

da un vortice irresistibile.

Il vento sembrava volerlo strappare.

L’uomo,

sentendo freddo,

se lo teneva ancora più stretto.

Poco dopo

intervenne il sole.

Inondò ogni cosa di luce.

Nell’aria

si respirò sensazione di pace.

I colori si fecero brillanti.

Le figure assunsero contorni più precisi.

Anche l’uomo che passeggiava,

sentì caldo.

Sciolse il mantello,

lo slacciò

e lo ripiegò sul braccio.

È proprio vero:

l’amicizia,

il calore,

l’affetto

riescono a sbloccare

situazioni di chiusura.

Prova a irradiare

cordialità,

serenità

e disponibilità.

Vedrai attorno a te

i fiori aprire le corolle

per accogliere la tua luce.

LA CARITÀ TUTTO COPRE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

LA CARITÀ TUTTO COPRE

Nevica.

Dalla finestra osservo scendere i fiocchi

silenziosi e leggeri.

Si adagiano piano piano ovunque.

La neve va coprendo tetti, campi, strade:

è un unico manto bianco e soffice.

Le figure assumono contorni imprecisi.

Gli spigoli si fanno tondeggianti.

Non passa nessuno: è un incanto.

Guardo e penso.

Qualche giorno fa ascoltai un nonno:

Giovanni è il suo nome.

Arrivai nella sua cascina per sbaglio.

Mi fece entrare in casa e scaldare al fuoco.

Mi disse che aspettava volentieri

la neve:

avrebbe imbiancato la campagna,

coperto il fango della strada

e il letamaio in fondo al cortile.

La sua vecchia cascina sarebbe apparsa

come il parco della villa del padrone.

Aggiunse: “La neve è come la carità”.

Prese la Bibbia e lesse:

“La carità tutto copre,

tutto crede,

tutto spera,

tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine”.

La sapienza abita

in anime,

che hanno il santo timor di Dio.

Continuo a osservare la neve, che scende silenziosa.

Sento che l’amore di Dio e delle anime buone

va coprendo i mali del mondo,

va addolcendo le angolature dei cuori,

compreso il mio,

con discrezione, senza far rumore,

perchè nessuno se ne risenta

e gli altri non si accorgano.

CON GLI OCCHI DI DIO

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

CON GLI OCCHI DI DIO

Ripenso all’incontro

con nonno Giovanni.

Arrivai nella sua cascina

un giorno di nebbia:

la visuale era minima.

Mentre mi scaldavo al suo fuoco

e con le mani lambivo la fiamma.

andavo dicendo:

“Che freddo!

È proprio brutto questo tempo…”.

Mi interruppe

“Cosa dice, reverendo?…

Quando c’è sole,

vogliamo la pioggia.

Poi quando piove diciamo:

fa brutto tempo.

Sono i nostri umori,

che fanno

bello e brutto tempo…”.

Aggiunse:

“A me piace anche la nebbia:

mi avvolge,

mi invita a raccogliermi.

Penso

e trovo me stesso.

La nebbia lascia vedere

quel tanto che basta

per andare avanti

col passo datoci da Dio.

È come la fede”.

Qui si fermò.

Il fuoco

gettava il suo bagliore

sui nostri visi.

La fede

è luce

che penetra le ombre.

E visione

di cose non evidenti.

Dà sicurezza

come se lo fossero.

La fede

è vedere nelle tenebre

con gli occhi di Dio.

ATTIRERÒ TUTTI A ME

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

ATTIRERÒ TUTTI A ME

Luca e Roberto sono due fratelli:

dieci e otto anni.

Arrivai nel loro cortile

mentre stavano giocando con le calamite,

avute in dono dal papà.

Mi spiegarono le leggi del campo magnetico.

Mi fecero vedere che

la calamita attira a sé i metalli,

purché

siano nel suo raggio d’azione

e non superino la sua potenza;

raccoglie anche gli spilli

nascosti nella sabbia.

Luca e Roberto erano contenti

di vedermi interessato e coinvolto.

Mentre li osservavo,

un altro gioco più serio e più vitale

mi rapì:

il gioco dell’amore di Dio.

Gesù disse:

“Quando sarò innalzato da terra,

attirerò tutti a me”.

Pensai al Crocifisso.

Sentii fortemente

che non c’è amore più grande

di chi dà la vita.

Tra me sussurrai:

“Signore, tu sei la mia forza.

Tu salvi chi è sommerso nella polvere”.

Uno dei fratelli specificò:

“La calamita non può far nulla

se il metallo è lontano o troppo pesante”.

Così

chi ha la coscienza pesante

o non si avvicina a Lui,

non può sentire l’attrattiva di Dio.

QUANDO NON C’È LUCE

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

QUANDO NON C’È LUCE

Un giorno di febbraio

lasciai il confessionale

con tanto freddo nelle ossa

e in cuore una gioia singolare.

“Benedetto sei tu, Signore,

perchè rendi

i sacerdoti

strumenti della tua misericordia

a consolazione delle anime”.

Il primo sole della stagione

illuminava ogni forma e volto,

ma i suoi raggi

erano ancora deboli.

Pensavo di scaldarmi a casa.

Trovai porta e finestre aperte.

“Mamma,

come mai?

Perchè hai fatto questo?”,

chiesi con un pizzico di stizza.

Lei aveva in una mano la scopa.

nell’altra lo straccio per le pulizie.

Con calma e semplicità mi rispose:

“C’è sole.

Si vede

la polvere sopra i mobili,

le ragnatele ai lampadari,

depositi negli angoli”.

Quando non c’è luce,

si nasconde lo sporco.

“Chi fa il male, odia la luce”,

dice la Bibbia.

C’è chi afferma

di non aver nulla da confessare.

Il nostro tempo

ha perso il “senso del peccato”,

perchè ha spento

la fede nei cuori.

Fa luce dentro di te.

Confronta la tua vita

con la Parola di Dio.

Vedrai il peccato che deturpa

la dignità di Figlio di Dio,

avuta in dono nel Battesimo.

ATTORNO AL FUOCO

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

ATTORNO AL FUOCO

Era una domenica fredda di gennaio.

Claudio, uscendo dalla chiesa, mi domandò

di benedirgli la casa:

l’aveva acquistata da poco.

È sposato da otto anni,

ha due bambini meravigliosi.

La casa è sempre stata il suo sogno:

ha fatto ore straordinarie di lavoro,

si è imposto privazioni,

non ha badato a sacrifici.

Ora è felice.

Pensa di arredarla un po’ per volta

secondo i gusti della moglie

e le esigenze dei figli.

Entrando in soggiorno, si affrettò a dirmi:

“Non faccia caso se mancano i mobili:

arriveranno in seguito.

Anche il televisore è vecchio:

lo usiamo solo per i notiziari”.

Il vuoto nella stanza era evidente.

C’era solo il caminetto nell’angolo.

Lo osservai: stava proprio bene.

Lui aggiunse:

“E l’unico acquisto, che abbiamo fatto.

A noi riempie la casa.

La sera ci mettiamo qui attorno al fuoco

e passiamo ore meravigliose.

Guardi i miei figli come se lo godono”.

Erano lì:

gli occhi pieni di luce,

le guance rosse per il calore,

le mani tese al guizzare della fiamma,

attenti allo schioppettio della legna.

Nelle nostre case dovremmo

usare meno la televisione,

lasciar perdere i pretesti per uscire

e stare di più insieme

a parlare,

soprattutto ad ascoltare.

Basta accendere il fuoco del cuore,

usare come legna parole buone

per vivere momenti di serena intimità.

IL CORAGGIO DELLA FEDELTÀ

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

IL CORAGGIO DELLA FEDELTÀ

Mi ha parlato in clinica

al capezzale del marito morente.

Lo assisteva con premura e delicatezza,

gli asciugava il sudore della fronte,

gli inumidiva le labbra riarse,

gli teneva la mano

e con l’altra muoveva il ventaglio.

Lui avvertiva la freschezza

di quella presenza,

che avrebbe dovuto tenersi cara.

Con le lacrime agli occhi e il cuore in frantumi

mi raccontò la sua dolorosa storia familiare.

L’ha fatto con sobrietà.

Aveva due figlie.

Quindici anni prima

il marito le aveva lasciate

per andare con una donna più giovane.

Lei aveva sofferto, pianto e pregato.

Si era dedicata alla casa.

Aveva lottato e respinto alternative.

Era rimasta fedele al suo matrimonio.

Non le mancarono sentimenti di rancore,

ma l’amore fu più forte.

Il tempo era passato.

Lui aveva consumato le sue esperienze,

il suo patrimonio e la sua dignità.

Era venuta la malattia.

La sua seconda donna diceva che

non riusciva ad assisterlo,

a vederlo soffrire, stava male.

Probabilmente aveva cercato solo un “uomo per lei”,

ma lei non era mai stata una “donna per lui”.

L’amore non è un gioco di emozioni e di piaceri.

L’amore è dono, condivisione, sacrificio.

Ora accanto al letto del dolore e della morte

era tornata la vera moglie,

tradita, segnata dalla sofferenza, anche umiliata,

ma vincente per coraggio e fedeltà.

Molti l’hanno ammirata.

Il suo esempio va conosciuto,

perchè la gente ha bisogno di

testimoni dell’amore e della fedeltà.

IN CAMPAGNA

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

IN CAMPAGNA

Il figlio si è sposato.

E stato un matrimonio preparato bene,

soprattutto nel cuore.

Hanno partecipato parenti, amici

personalità del mondo rurale.

Il padre ha fatto un gesto di coraggio e fiducia:

ha ceduto la gestione dell’azienda.

Il figlio ne è capace;

è giusto che realizzi i suoi progetti,

che si senta responsabile.

La domenica successiva mi ha invitato a benedire

l’abitazione, la cascina, i campi.

E stato saggio.

Il salmo dice:

“Se il Signore non costruisce la casa

invano faticano i costruttori…”

Con gli sposini c’erano anche i genitori.

Insieme abbiamo pregato,

rievocato il passato e i sacrifici fatti,

condivisa la gioia dei frutti, che vanno maturando.

Il padre disse:

“A sta èn campagna, s’ampara a ardà èn ciél:

a stare in campagna si impara a guardare il cielo”.

Il contadino prepara il terreno, semina, irriga,

e… attende.

Piogge, vento, sole

capitano senza che li ordini e li controlli.

Siccità, tempesta, e altri disastri

possono distruggere in breve il raccolto dell’annata.

Le messi biondeggianti, il verde dei prati,

la varietà dei fiori, l’abbondanza dei frutti

vengono sì dalla terra e dal lavoro,

ma soprattutto sono doni che vengono dall’alto.

Il contadino

scruta i segni del cielo e della natura.

Sa che

oltre le nubi e l’immensità dei campi

c’è il Signore.

Sente

il fascino della sua presenza misteriosa,

il bisogno di Lui per respirare e vivere.

Spontanea gli viene la preghiera:

“Tu, o Dio,

crei e santifichi sempre,

fai vivere,

benedici

e doni al mondo

ogni bene”.

NELLA GENEROSITÀ STA LA GIOIA

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

NELLA GENEROSITÀ STA LA GIOIA

D’estate, ogni martedì, c’è la messa al cimitero.

Quel mattino ho voluto essere là per tempo.

Immerso nel silenzio

camminavo lentamente lungo il viale.

Pregavo, contemplavo, pensavo al senso della vita.

Ho visto persone arrivare alla spicciolata

a piedi, in bicicletta, con la macchina.

Entrando, facevano il segno della croce,

con lo sguardo sembravano cercare qualcuno.

Poi si sperdevano in direzione delle tombe dei cari.

All’ora della messa

tutti eravamo riuniti in cappella.

Il raccoglimento era profondo.

Stavo ritto accanto all’altare.

Ho potuto vedere le lapidi inserite nella parete di fronte.

Vi ho letto nomi

di sacerdoti e suore defunti.

Ho rivisto alcuni volti,

pensato ai loro esempi e insegnamenti.

È grande il bene a noi fatto

da chi ci ha preceduto nel segno della fede.

Mi sono fermato su una frase:

è incisa nella pietra a caratteri indelebili,

ma prima è stata scolpita nella vita dei nostri defunti

ed è sempre nel cuore di Dio.

Dice:

“Nella generosità sta la gioia”.

Nella vita si corre

per avere di più,

per godere di più,

per contare di più.

Con la morte

ciò che è materia diventa polvere,

ciò che è vanità si fa ancora più vano,

ciò che è effimero scompare nel nulla.

Tutto passa.

Resta il bene fatto,

l’amore donato,

gli esempi testimoniati.

È la generosità, che

dà gioia al cuore,

fa amici gli uomini,

rende graditi al Signore.

Terminata la messa, ho ripreso la via del ritorno.

Mi è sorta spontanea una domanda:

“Che cosa posso fare

per chi mi passa accanto, che conosco, che ha bisogno?”.

Mi son detto:

“Donerò il mio cuore”.

GRAZIE PER QUANTO MI HA DETTO

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

GRAZIE PER QUANTO MI HA DETTO

Appena svegliato

la giornata mi si presentò carica di impegni.

In fretta trangugiai un po’ di caffè

e corsi in chiesa.

Mi attendevano alcune persone.

Riuscii a confessarle.

Celebrai la messa.

In sacrestia

lasciai che altri riordinassero i paramenti.

Passato il corridoio,

nel cortile mi infilai nella macchina già pronta.

In quel momento

si apri il portone e un giovane gridò:

“Mi può ascoltare? Devo parlarle”.

Mi sentii fremere

dalle punte dei capelli alle unghie dei piedi.

Uscito dalla macchina,

stetti in piedi presso la portiera.

Mi fece capire che aveva bisogno di riservatezza.

Entrammo in studio.

Si sedette, dovetti fare altrettanto.

La poltrona parve farmi prigioniero.

Incominciò a raccontarmi la sua storia:

era teso, confuso, scoraggiato.

Si dilungava nei particolari:

li ripeteva come se non li avesse già detti.

Avrei voluto dirgli:

“Basta… ti sei spiegato abbastanza”.

Non aprii bocca.

Parlò solo lui… a lungo.

Quando ebbe finito,, disse:

“Grazie per quanto mi ha detto”.

Più disteso in volto e libero dentro,

si alzò per andarsene.

Sulla porta ancora disse:

“Grazie per quanto mi ha detto”.

Rimasi sorpreso:

non avevo pronunciato parola alcuna.

Il cuore ha bisogno

di ascolto più che di risposte,

di essere capito più che di essere istruito.

Se ci faremo attenti a ogni sguardo, gesto e parola,

ci sentiremo meno soli e più sereni.

UNA LAVANDA DEI PIEDI

Briciole di bontà di Don Luigi Lussignoli

UNA LAVANDA DEI PIEDI

Il Natale era passato.

La Comunità Parrocchiale si preparava

alla Festa della Sacra Famiglia.

Alla Messa dei ragazzi

sarebbero stati presenti anche i genitori:

l’uno accanto all’altro

per rinnovare gli impegni matrimoniali.

Pensai di visitare

le coppie più anziane del paese.

Giunsi alla casa dei nonni Giovanni e Maria,

in fondo alla strada

dove incominciano i campi coltivati.

La porta d’ingresso era antica

quanto il loro matrimonio: 61 anni.

Non c’era il campanello;

bussai, ribussai più forte.

Spinsi la porta e gridai:

“C’è qualcuno? Posso entrare?”

L’unica lampada era spenta,

le pareti annerite dal fumo.

Il fuoco mandava i suoi bagliori

a diradare la penombra.

Bastarono per farmi gustare una scena edificante.

Visto il parroco,

Giovanni provò disagio.

Disse:

“Scusi, se ci trova così”.

Stava accovacciato davanti alla moglie,

malferma più di lui,

seduta sulla sedia.

Sotto i piedi di lei aveva messo

il catino con acqua tiepida

e glieli andava pulendo.

Maria aggiunse a quelle di Giovanni

le sue scuse.

Insieme mi dissero:

“Se non ci aiutiamo l’un l’altro,

nella vita non andiamo avanti”.

Prezioso è l’insegnamento di Gesù:

“Colui che vorrà essere il primo tra voi,

si farà vostro schiavo”.