DOPO IL TRAPIANTO DI CUORE

Questa parte della mia esperienza la raccontai in cattedrale il giovedì santo del 2003 davanti al Vescovo e a tanti sacerdoti convenuti per la solenne concelebrazione della Missa Chrismalis. La raccontai perché il parroco di allora aveva informato il Vescovo Mons. Giulio Sanguineti e questi mi aveva chiesto di presentarla. 
A - Feci allora e faccio adesso questo gesto perché è cosa buona e giusta rendere grazie
 
1) Dico il primo grazie a Dio: mi sta dando, oltre a un supplemento di vita, un  gusto nuovo della vita. Feci e sto facendo un’ esperienza lunga, faticosa… ma benefica.
Una sera in ospedale un medico mi disse: “Abbiamo sollecitato il Centro Trapianti di Padova…Non è opportuno aspettare oltre”.
Gli risposi “Grazie per questa sua informazione. Grazie soprattutto per avermi concesso qualche minuto del suo prezioso tempo … Sono in questa stanza da molti giorni … Sembrano non finire… ma non sono vani … mi stanno arricchendo … mi stanno purificando… mi danno un senso nuovo della vita … Scusi, dottore questo mio linguaggio da prete”.
Lui aggiunse: “Anch’io dico grazie a lei … Ho bisogno di parole simili”.
 
2) Un secondo grazie lo rivolgo al nostro Vescovo Mons. Giulio Sanguineti e al Vescovo ausiliare Mons. Vigilio Mario Olmi. Li ringrazio per le loro visite ... Mi raggiunsero perfino a Padova nonostante i loro impegni … Li ringrazio per il loro affetto e per le loro parole.
 
3) Un altro grazie lo dico oggi a vari sacerdoti … per le preghiere, la solidarietà, i messaggi.
Un papà, compagno di stanza, mi disse: “Lei è fortunato … Vari preti vengono o mandano a salutarla … Noi, se ci va bene, abbiamo la moglie, qualche figlio e pochi altri”.
Quel papà mi definì “fortunato”. Io specifico: “Sono benedetto”… E’ una grazia essere Sacerdoti … E’ una grazia far parte del  Presbiterio … Lo sperimentai … Lo sento … Desidero esserlo di più
 
B - Perché accettai il trapianto?
 
Non nascondo di avere avuto momenti di buio
Arrivai a gridare sullo stile di Geremia: “Dio, mi stai calpestando!…”.
Invece Dio mi è vicino e mi plasma come il vasaio dà forma al vaso.
 
L’obbedienza non è solo una virtù, non è solo un voto o una promessa …
In Gesù Obbediente, anche la nostra obbedienza è fonte di salvezza …
Quante cose vanno a posto se siamo disponibili.
 
Ecco … feci il trapianto per obbedienza:
se fosse andato male, avrei obbedito;
è andata bene … devo farmi più obbediente.
Dire con Gesù nel Getsemani: “Padre, non la mia ma la tua volontà sia fatta”, dà pace.
 
C - Ricevetti il trapianto del cuore la notte tra il sette e l’ otto dicembre 2002. Questo per me è un segno:
 
1) Un giornale di Padova scrisse:” Il cuore di un Sudamericano batte nel petto di un prete bresciano”.
Quando rileggo quell’articolo, mi sembra capire che nella mia carne è stato abbattuto un muro di divisione.
Come dice San Paolo nella sua  lettera agli Efesini (2, 14): “Non siamo più stranieri né ospiti… Tutti siamo familiari di Dio”
Mi dissero che questo cuore era di un extracomunitario … ora fa parte di me.
Mi dissero che veniva da lontano … ora mi è tanto vicino .
Mi dissero che era di un girovago … che non aveva casa … ora il mio petto è la sua casa.
Lui fa vivere me e io faccio vivere un po’ del mio donatore.
 
2) Una mamma mi fece avere una statuetta della Madonna con un biglietto … Vi è scritto: “Il suo cuore nuovo è un dono di Maria”
Ora a Maria chiedo una grazia: “Madre dell’Unico Sommo ed Eterno Sacerdote aiuta noi tutti a dire il nostro “ECCOMI”, generoso e definitivo per essere sempre più preti, per rendere sempre più vero e luminoso il nostro presbiterio”
 
Al mio donatore dico … meglio grido … CON TUTTI VOI  … il mio grazie

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