L’ ULTIMO SALUTO AL MIO CUORE

Con schiettezza
e ancor più con premura
mi hanno detto:
“E’ venuto il tempo del trapianto.
Ne è stata chiesta l’urgenza”.
Questa comunicazione

non mi è giunta  nuova,
da tempo la presagivo.
Il Signore mi ha conservato nella pace.
 
Per me era giunto il distacco
non dalla casa,
non da un bene,
non da una persona,
ma dal mio cuore.
 
Ho appoggiato la mano
sul petto
e sono stato ad ascoltare
i suoi battiti
deboli e irregolari.
 
Sembrava dirmi:
“Sono sfinito e sformato,
ma continuo a battere.
Tu vivi,
perché io non mi fermo”.
 
Provocato da queste sensazioni,
ho iniziato con lui
un colloquio intimo
che  è continuato
fino alla sala operatoria.
 
«Cuore mio.
Dio ti ha fatto per  me
accanto a quello di mamma.
Lei per prima ha percepito
i segnali della tua presenza.
 
Da allora
hai continuato a pulsare
notti e giorni,
mesi e anni,
per me,
 
senza mai fermarti,
senza mai stancarti:
i flutti di sangue
che muovi in un giorno
raggiungono 80 ql.
 
Chi è capace di fare
un lavoro così immane
per così tanto tempo
senza concedersi tregua
come fai tu?
 
Con me hai vissuto
gli eventi della mia vita:
le emozioni più intime,
le fatiche più esigenti,
le tappe più indimenticabili.
 
Insieme abbiamo sperimentato
la spensieratezza dell’infanzia,
le scoperte della crescita,
il turbinio dell’adolescenza,
lo slancio della giovinezza.
 
Nel Battesimo
sei stato consacrato da Dio Padre.
Nella prima Comunione
ti sei fatto tabernacolo
dell’Eucaristia.
 
Nella Cresima
sei stato colmato di Spirito Santo
Nell’ Ordinazione Sacerdotale
sei stato unto per sempre
“Cuore di prete”.
 
Da allora insieme
abbiamo cercato
di amare e di servire
senza misura
in nome di Cristo.
 
Quante emozioni,
quante gioie,
quante sconfitte,
quante trepidazioni,
quante speranze!
 
E’ venuto poi il giorno fatidico:
9 marzo 1990.
I medici mi hanno detto
che eri dilatato
e affaticato.
 
Eri diventato
“un grande cuore”:
forse per un virus,
forse per il troppo lavoro,
probabilmente per amare di più.
 
Anche se malato,
tu, cuore di prete,
mi hai concesso
di continuare
nel servizio alla Chiesa.
 
Ora stai per separarti da me,
ma so che torneremo
insieme per l’eternità
con la Risurrezione della carne.
Arrivederci, cuore mio!.
 
Mi daranno un altro cuore:
Che il donatore non soffra!
Lo ringrazio del dono.
E i battiti del nuovo cuore
siano come i tuoi, cuore mio».

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