LE PREGHIERE DELLA MIA INFANZIA

Mia mamma mi insegnò a pregare fin da piccolo: Quando mi preparava alla preghiera, lo faceva con così tanta grazia da piacermi proprio tanto: mi sembrava che il suo volto si illuminasse e che la sua voce si facesse particolarmente dolce; mi metteva in ginocchio sulla sedia con i gomiti appoggiati sul tavolo, le mani giunte e gli occhi rivolti al quadro della Sacra Famiglia appeso alla parete della cucina. Con tenerezza materna mi faceva ripete in dialetto le parole di una preghiera che sgorgava dal suo cuore:
 
«Signùr, ciapà el me curisì, anche se l'è picinì. Quant sàro pö grand, t'èn dàro pö tant ...:  Signore, prendi il mio cuoricino, anche se è piccolo. Quando sarò grande, te ne darò più tanto».
 
D'estate, quando le giornate erano lunghe e si faceva chiaro presto, lei, mia mamma, dalla cucina dove stava preparando la colazione con il latte che il papà aveva appena munto, ci chiamava per farci alzare, perché in cascina c'era sempre qualcosa da fare anche per noi ragazzi. La sua voce risuonava energica per le camere. Diceva con la sua autorevolezza materna:
 
«Luigi, saltò en pè ... Lià  sö. Ve a ardà che bèl spetàcol. El sul el gh’a sa empienìt de luce la campagna. Ve zó nel curtil ... El sul farà bel anche el tò facì ... Arda  quantò luce el Signùr el sa regalò , senzò mandàs nèsöne bulète da pagà ... : Luigi, salta in piedi ... Alzati. Vieni a vedere un bel spettacolo. Il sole ha già riempito di luce la campagna. Vieni giù nel cortile ... il sole renderà bello anche il tuo viso ... Guarda quanta luce il Signore ci regala, senza mandarci nessuna bolletta da pagare».   
 
Ora sono prete anziano, carico di anni e di malanni; eppure recito sempre volentieri le preghiere che allora mia mamma mi insegnò.

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